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12 luglio 2016

Omar di Felice Interview

Omar di Felice Suunto ambassador
Quando è scattata la passione per la bici e, in particolare, per le lunghe distanze?

La passione per il ciclismo è nata molto presto, a 13 anni guardando le imprese di Marco Pantani in TV insieme a mio papà. Da quel giorno è stato amore a prima vista, ho inforcato la mia prima bici e non sono più sceso. Ho vissuto la passione in tutte le forme in cui possa essere vissuta, privilegiando sempre, però, gli studi (sono laureato in design) e, dopo una breve parentesi nel mondo del professionismo, ho seguito la mia indole che sin dagli inizi mi portava a privilegiare le lunghe distanze. Da 4 anni ho intrapreso la carriera come ultracyclist.


Passi quasi più ore a pedalare che a camminare a piedi, e in queste interminabili ore in bici a cosa pensi? Rifletti sul paesaggio e/o luoghi che incontri o ti concentri su te stesso?

Il ciclismo estremo per me non è soltanto uno sport. E’ un percorso di vita. La bici è la mia compagna giornaliera ed è inevitabile che, date le ore che trascorro pedalando, mi accompagni lungo i pensieri della vita. Penso a tutto ciò su cui normalmente una persona riflette durante le proprie giornate. E’ un modo molto bello ed intimistico per veder scorrere il tempo. Amo pedalare perché mi consente di rallentare i ritmi frenetici della vita di città.

Nelle tue imprese ce ne saranno alcune che ti hanno impegnato più di altre. Tra queste quale in particolare è stata quella più impegnativa sotto l’aspetto psicofisico?

Omar di Felice indossa Spartan UltraOgni impresa, avventura o competizione estrema è caratterizzata da momenti difficili, alcuni quasi impossibili da superare, almeno apparentemente. Avrei decine di aneddoti ma, sicuramente, l’esperienza mi porta a dire che spesso sono le i

mprese apparentemente più facili quelle che nascondono le insidie più grandi. Senza ombra di dubbio alcuni dei momenti più difficili sono stati le prime 24 ore di
pioggia e freddo durante la traversata Parigi-Roma nostop del 2015, o le due ore trascorse pedalando a -34 gradi durante l’avventura invernale artica a Capo Nord o, ancora, la prima notte durante la recente gara Wow Cyclothon in Islanda quando mi sono ritrovato a fare i conti con il sole di mezzanotte e con il fisico che non riusciva a regolarsi sui nuovi ritmi sonno-veglia dettati dalle mutate condizioni di luce trovate rispetto a quelle a cui sono abituato.

Sei molto attivo sul web e in particolare sui “social”. Quale messaggio vuoi o vorresti trasmette ai tuoi migliaia di fan?

In un mondo in cui la comunicazione è fondamentale trovo che più che “fare” sia importante “raccontare”. Amo portare le mie avventure dentro le case e gli uffici delle persone che, spesso stressate dalla vita quotidiana, cercano un motivo per sognare immedesimandosi nelle mie lunghe pedalate. Più che “sentirmi dire bravo” vorrei trasmettere il messaggio che i limiti esistono solamente nella nostra mente. Io sono una persona assolutamente normale che è stata in grado di prendere un sogno e avere il coraggio di provare a realizzarlo. Ognuno, nel proprio piccolo, è in grado di superare le barriere di fatica mentale che spesso ci si impone per non soffrire. Andare “oltre” le apparenze è più semplice di quanto non si possa credere. Basta un pizzico di coraggio e sana follia ragionata.

Cosa pensa la tua famiglia di questa tua attività “estrema”?

Quando a 13 anni ho inforcato la prima bici da corsa la preoccupazione dei miei genitori era molto alta soprattutto perché la mia zona (Roma) non offre di sicuro quelle condizioni di sicurezza affinchè un ragazzo possa praticare sport su strada senza correre gli eccessivi rischi che il traffico e la mancanza di cultura ci espone. Allo stesso tempo, però, si sono rassegnati sin da subito al fatto che il ciclismo, in qualche modo, avrebbe fatto parte della mia vita. Con gli anni questa passione verrà declinata in maniere sicuramente diverse, e non mi vedo tra 10 anni ancora a competere in gare ufficiali ad esempio, ma senz’altro non verrà meno il mio spirito di avventura e i viaggi e le imprese che compio faranno sempre parte della mia quotidianità

Come ti alimenti prima di una grande impresa?

Cerco di farlo nel modo piu naturale possibile: quando sei in sella per svariate ore/giorni, la mente ti richiede un’alimentazione “normale”. Il gusto è importante tanto quanto l’apporto dei nutrienti fondamentali. Cerco di bilanciare barrette/gel e alimentazione da atleta integrando con cibi “tradizionali” (panini, dolci, etc)
Ed ogni tanto mi concedo uno strappo alla regola anche durante le avventure! In genere quelli sono i momenti piu esilaranti e particolari (come durante la Parigi-Roma, quando al terzo giorno di pedalata ho aperto il baule dell’ammiraglia e affondato la mano in un sacchetto di patatine)

La bici e Suunto sono i tuoi compagni di viaggio nelle lunghe attraversate, in particolare l’orologio che supporto ti offre?

Se da un lato amo pedalare a sentimento e sensazione, dall’altra sono un vero “maniaco” dei numeri. Amo registrare tutto. In questo ho trovato negli orologi Suunto gli strumenti ideali per fare ciò. Mi piace analizzare le mie uscite, paragonare le avventure sia in relazione al dislivello/distanza che alle condizioni climatiche trovate.
Lo strumento “Suunto Movie” poi, per me che amo la fotografia e che spesso scatto durante le uscite in bici, è molto bello e consente di condividere velocemente con la mia social community, l’andamento dell’uscita appena effettuata.


Informazioni su Suunto

Suunto nasce nel 1936 quando il suo fondatore, l'ingegnere Finlandese appassionato di orienteering Tuomas Vohlonen inventa il metodo per la produzione in serie delle bussole a liquido. Da allora Suunto è stata sempre in prima linea in fatto di design e innovazione tecnologica per quanto riguarda orologi sportivi, computer per immersioni e strumenti per lo sport utilizzati dagli amanti dell'avventura di tutto il mondo. Per andare in cima alle montagne o in fondo al mare bisogna essere ben equipaggiati, sia fisicamente sia mentalmente, e per questo c'è Suunto, sempre al fianco di tutti gli appassionati di outdoor alla ricerca di nuove conquiste.

Il quartier generale e gli stabilimenti di produzione Suunto si trovano a Vantaa in Finlandia. Suunto impiega oltre 400 dipendenti in tutto il mondo e distribuisce i propri prodotti in più di 100 Paesi. Insieme agli altri marchi Salomon, Arc'teryx, Atomic, Wilson, Precor, Mavic ed Enve, la società è controllata da Amer Sports Corporation.

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